Il paradosso di Jevons è un principio economico formulato nel 1865 dall’economista britannico William Stanley Jevons. Studiando l’uso del carbone in Inghilterra, questo studioso osservò che migliorare l’efficienza delle macchine a vapore non aveva portato ad un calo nell’uso del carbone, ma ad un aumento.
Le cose quindi stavano andando in maniera contraria a quello che si pensava: perché? Se un processo diventa più efficiente e quindi meno costoso, le persone non lo usano alla stessa maniera di prima ma tendono a sfruttarlo di più, facendo crescere il consumo totale della risorsa. Il bello è che questa teoria, anzi questo paradosso, trova applicazione in tantissimi campi e anche nella nostra vita quotidiana e lavorativa. Imparare a riconoscere le situazioni in cui si verifica è fondamentale per evitare di venirne sopraffatti. Il paradosso di Jevons infatti ha un impatto devastante sulla psicologia e sul benessere dell’individuo.
Il paradosso di Jevons nella vita quotidiana
Non serve essere degli esperti studiosi di economia per accorgersi di questo paradosso: come vi spiegavo nel paragrafo precedente, succede anche nella nostra routine. Pensiamo alle pulizie domestiche: diventiamo sempre più bravi a sistemare le stanze, spolverarle e pulirle, lavare i piatti, fare la lavatrice, stirare. Magari acquistiamo i prodotti di ultima generazione per velocizzarci ed effettivamente riusciamo a guadagnare tempo. Il problema è che poi andiamo a usare il tempo risparmiato per fare ulteriori lavori di casa!
Stessa cosa succede con l’esercizio fisico. All’inizio facciamo molta fatica con l’allenamento, ci sentiamo distrutti e spossati. Andando avanti riusciamo a completare le sessioni con costanza e precisione e risparmiamo anche tempo. Ma quel tempo risparmiato ci porta a fare esercizi aggiuntivi, cambiare piano di allenamento con uno più lungo o allenarci più volte a settimana rispetto a prima.
Pensiamo poi ai nostri metodi di risparmio. Qui mi viene in mente una battuta che fece un mio amico quando gli dissero: “Con tutto quello che hai speso in viaggi in questi anni, avresti potuto comperarti una Ferrari!”
E lui rispose: “E la tua Ferrari dov’è?”
Questo è esattamente quello che succede a noi quando risparmiamo su qualcosa: lo spendiamo in altre cose!
Il paradosso di Jevons applicato all’Intelligenza Artificiale
Oggi l’equivalente moderno del motore a vapore è l’Intelligenza Artificiale (IA). Le promesse sono simili: automazione, risparmio di tempo, maggiore produttività. Negli ultimi tempi abbiamo sentito dire spesso: “L’AI ridurrà il nostro lavoro e avremo più tempo libero!” Oppure: “Con l’AI ci saranno nuove opportunità professionali e più occupazione perché serviranno nuove competenze!”
Tuttavia, stiamo già vedendo un effetto Jevons anche qui: più l’IA rende certi compiti semplici e veloci, più ne vengono generati di nuovi. Chi lavora con strumenti AI (come ChatGPT, automazioni, analisi predittive) spesso non lavora meno: lavora di più, ma in modo diverso. Quindi l’intelligenza artificiale probabilmente non farà diminuire la disoccupazione, ma caricherà di ulteriori compiti chi già sta lavorando.
Contrariamente alla paura diffusa che l’IA “ruberà il lavoro”, lo scenario più realistico, almeno nel breve e medio termine è che non lo toglierà, ma lo trasformerà. In particolare: chi non ha competenze digitali o flessibilità rischia l’esclusione. Chi è già produttivo, invece, si troverà a gestire un carico crescente di compiti amplificati dall’IA: report più complessi, analisi più frequenti, aspettative più elevate.
In pratica, non elimineremo il lavoro manuale o ripetitivo, ma aggiungeremo lavoro cognitivo e organizzativo. L’IA libera tempo, che viene subito riempito da nuove richieste. Esattamente come nel paradosso di Jevons.
Le conseguenze negative del paradosso di Jevons
Vediamo ora come agisce il paradosso di Jevons sulla nostra attività lavorativa e professionale. Riuscite ad organizzare meglio la vostra agenda, migliorarla e ottimizzarla: ma invece di avere più libertà vi trovate a dover aggiungere più impegni!
L’efficienza crea un’illusione: “farò le stesse cose in meno tempo”. In realtà, la mente (e la società) tende a riempire qualsiasi vuoto. Se prima impiegavamo un’ora per fare un lavoro e ora impieghiamo mezz’ora, il pensiero spontaneo non è “mi riposo”, ma “posso fare un altra cosa”. Questo genera un effetto valanga: ogni guadagno di tempo viene divorato da nuove attività e alla fine della giornata non ci sentiamo più liberi, ma più occupati.
Una volta che dimostriamo di essere efficienti, il contesto cambia: tutti si aspettano da noi sempre più risultati in meno tempo. Noi stessi ci abituiamo ad uno standard alto e ci sentiamo in colpa se non lo raggiungiamo. È un ciclo difficile da spezzare: più dimostriamo di riuscire a fare tutto, più viene chiesto di fare ancora di più. Questa situazione apre le porte al bournout.
Come limitare le conseguenze negative del paradosso di Jevons
L’efficienza in sé non è il problema. Il problema è non proteggere i benefici che essa genera. Di seguito elenco tre capisaldi per evitare di cadere nella trappola.
1. Stabiliamo limiti chiari. Non ogni spazio libero va riempito, quindi concediamoci tempo libero da impiegare con le nostre passioni o semplicemente con del riposo.
2. Miglioriamo il modo in cui lavoriamo, non quanto lavoriamo, quindi usiamo l’efficienza per guadagnare qualità, non quantità.
3. Impariamo a dire di no e prevedere dei momenti di inattività, che ci serviranno per ricaricarci e fare meglio il nostro lavoro.
Il paradosso di Jevons colpisce in modo particolarmente forte chi ha tendenze al perfezionismo e può addirittura amplificarne gli effetti negativi. Il perfezionista tende ad ottimizzare ogni dettaglio: se diventa più efficiente in un’attività, non si accontenta del risultato, ma investe il tempo risparmiato per rifinirla ancora di più. Il tempo non viene liberato, ma riassorbito nel perfezionamento continuo.
Nessuno è completamente immune al paradosso di Jevons, perché è una dinamica che nasce da una combinazione naturale di efficienza e desiderio di fare di più. Ma alcuni atteggiamenti ci aiutano a minimizzare la sua influenza e quindi è bene impararli e applicarli:
Atteggiamento minimalista: pensare che la tua vita ha valore indipendentemente dalla tua produttività;
Obiettivi fissi: se l’obiettivo è raggiunto, non devi fare di più;
Creatività per puro piacere personale: conta il processo di creazione, l’espressione di sé, il percorso, non solo il risultato.
Dopo questo mio approfondimento e studio del paradosso di Jevons, ho rivisto sotto una nuova luce il mio romanzo che ho scritto fino a pagina 150 e su cui lavoro da tre anni: scrivere a rilento non è un fallimento, se il fine non è solo la produzione. Le mie 150 pagine sono un viaggio creativo vissuto, non un traguardo mancato. Anche una pausa, un blocco, una riscrittura sono parti legittime del cammino creativo. Il mio romanzo infatti esiste già, anche se non è completo: esiste nella mia mente come creatura in divenire!
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