Perché i profili personali hanno più successo sui Social

Hai mai notato che i profili personali hanno più successo sui social network rispetto ai profili aziendali? Perché gli account aziendali sui social spesso faticano a crescere e generare engagement, mentre quelli personali (dove qualcuno “ci mette la faccia”) ottengono risultati migliori?

Questo è un punto cruciale su cui molti professionisti e aziende brancolano nel buio e spesso incolpano degli scarsi risultati gli addetti al merketing digitale. La spiegazione è comunque molto semplice e non è legata al tipo di contenuto pubblicato bensì a fattori psicologici, comportamentali e culturali.
Oltre alla percezione degli utenti, entrano in gioco anche l’algoritmo dei social network e il modo in cui le persone interagiscono con contenuti autentici e personali.

Se gestisci un brand o hai una tua piccola attività professionale, è fondamentale per te comprendere questa dinamica. Mentre grandi aziende internazionali possono permettersi una comunicazione corporate efficace, per la maggior parte delle piccole e medie imprese, dei professionisti o dei freelance, il volto umano dietro il brand fa la differenza tra una pagina che cresce lentamente e un profilo che genera interazioni e follower in maniera organica.

In questo articolo approfondisco i motivi per cui i profili personali hanno più successo e ti spiego il ruolo dello storytelling personale con alcuni consigli pratici per sfruttare al meglio il personal branding.

Differenze chiave tra profili personali e aziendali

La differenza principale tra un profilo personale e una pagina aziendale risiede nell’autenticità percepita. Gli utenti tendono a fidarsi di una persona reale più che di un logo o di un marchio, perché vedono emozioni, esperienze e racconti veri. Questo si traduce in maggiore engagement: like, commenti, condivisioni e messaggi privati.

Il punto chiave è proprio questo: i profili personali mostrano esperienze quotidiane, opinioni e dietro le quinte, elementi che creano empatia. Le pagine aziendali spesso pubblicano contenuti promozionali, meno emozionali e percepiti come distanti e freddi.

Inoltre un profilo personale consente risposte rapide, messaggi diretti e conversazioni genuine, mentre le pagine aziendali spesso appaiono istituzionali e lente nel rispondere, non si capisce chi c’è dietro e chi sta offrendo risposte.

Ma il vantaggio, come dicevo all’inizio, non è solo dal punto di vista degli utenti: i social network (Facebook, Instagram, TikTok, LinkedIn) danno spesso priorità ai contenuti dei profili personali rispetto alle pagine aziendali, soprattutto per quanto riguarda l’engagement organico. Questo significa che un post di una persona reale ottiene maggiore spinta da parte degli algoritmi dei social e ha più probabilità di apparire nel feed dei follower senza necessità di sponsorizzazioni.

D’altra parte i social network nascono proprio per mettere in comunicazione le persone, quindi i contenuti percepiti come più autentici e personali sono privilegiati, mentre i post aziendali subiscono penalizzazioni se sembrano troppo promozionali.

Dati e statistiche

Uno studio di Refine Labs ha dimostrato che i post condivisi tramite profili personali di LinkedIn generano in media 2,75 volte più impressioni e 5 volte più engagement rispetto ai post della pagina aziendale, nonostante i dipendenti coinvolti avessero circa il 46% di follower in meno. L’analisi, condotta sui profili personali di sette dipendenti rispetto alla pagina LinkedIn di Refine Labs, conferma che le persone preferiscono interagire con individui reali piuttosto che con brand. Refine Labs suggerisce quindi di integrare i contenuti dei dipendenti nelle strategie di marketing aziendale, sfruttando la combinazione tra sforzi organici e sponsorizzati per aumentare visibilità e coinvolgimento.

Su LinkedIn quindi i post pubblicati da profili personali ottengono mediamente 3,5 volte più engagement rispetto a quelli delle pagine aziendali, soprattutto quando si tratta di storytelling e contenuti professionali propri.

Anche in Facebook tutti abbiamo notato che il reach organico delle pagine aziendali è sceso costantemente negli ultimi anni, mentre i profili personali mantengono visibilità più alta senza investimenti in advertising.

Su Instagram, i contenuti condivisi da influencer o professionisti reali generano 20-30% in più di like e commenti rispetto ai contenuti brandizzati. Il fenomeno è confermato anche da esperienze pratiche di piccole aziende: molte realtà locali hanno visto un aumento di follower e interazioni semplicemente pubblicando contenuti dal profilo del fondatore o di un team member invece che dalla pagina ufficiale.

Ecco spiegato il successo degli Influencer

Tutto questo ragionamento fa luce sul perché le aziende sono propense a contattare gli influencer: i loro profili personali infatti sono più efficaci nel generare attenzione, engagement e fiducia rispetto ad una pagina aziendale tradizionale. Gli influencer sono persone reali, con cui i follower si identificano: gli utenti si fidano di più di qualcuno che vedono come persona piuttosto che di un brand anonimo.

Dal momento che i post condivisi da un profilo personale ottengono più like, commenti e condivisioni, il messaggio dell’azienda veicolato dagli influencer ha più possibilità di essere visto.
Le aziende sfruttano questa capacità per promuovere prodotti in modo più naturale e meno invasivo. Collaborare con un influencer permette all’azienda di apparire più vicina alle persone, aumentando fiducia e awareness.
In pratica, l’influencer funge da ponte tra il brand e il pubblico, sfruttando la propria rete di follower già coinvolti.

Perché i volti funzionano meglio dei loghi: la psicologia dietro il marketing

Le persone sono biologicamente predisposte a rispondere ai volti umani: il cervello umano è programmato per riconoscere volti e leggere espressioni emotive. Mostrare una persona reale sui social genera fiducia immediata, emozione e connessione e questo rende più facile stabilire una connessione rispetto ad un logo aziendale.

I volti permettono di raccontare storie personali, successi, sfide e esperienze quotidiane: così lo storytelling personale crea legami profondi con il pubblico e aumenta la memorabilità dei contenuti. Vedere una persona reale aiuta gli utenti ad identificarsi, immaginarsi nel contesto raccontato e partecipare attivamente alle conversazioni.

In sostanza, i volti reali umanizzano il brand, trasformando la percezione dei follower: da semplici consumatori passivi a membri di una community attiva e coinvolta.

Si parla anche di storytelling personale, cioè l’arte di raccontare esperienze proprie per creare un legame con il pubblico. Non si tratta solo di narrare successi, ma anche sfide, lezioni imparate e momenti quotidiani. Questo approccio permette di creare empatia e fiducia: le persone reagiscono positivamente a contenuti autentici e vulnerabili.

Mentre i loghi e i messaggi promozionali dei brand risultano simili tra loro, lo storytelling personale porta unicità e personalità: commenti, condivisioni e messaggi diretti nascono più facilmente da storie personali che da contenuti corporate.

Possiamo considerare lo storytelling personale come un ponte tra il proprio personal branding e il corporate branding, utile per costruire una comunità fedele intorno al brand. Il personal branding infatti si concentra sulla persona, sui suoi valori, su competenze e storie. Il corporate branding, invece, si focalizza sul marchio, sul prodotto o sull’immagine istituzionale.

Di come umanizzare il brand e fare storytelling in azienda vi parlerò nel prossimo articolo. Nel prossimo paragrafo vi spiego invece come sfruttare l’aspetto personale per far crescere la propria piccola attività professionale.

Come un professionista o un piccolo brand può sfruttare il proprio profilo personale

Per i professionisti e le piccole aziende, il personal branding rappresenta un’opportunità unica: non solo per crescere in termini di follower e interazioni, ma anche per creare legami profondi con il pubblico e rafforzare la reputazione aziendale. Le strategie sono molteplici e semplici, basta solo prenderci la mano ed essere costanti. Implementando queste strategie, un profilo personale può diventare un potente strumento di crescita e visibilità.

  • Mostra il volto umano Pubblica foto o video in cui ci sei tu, i membri del team o i tuoi collaboratori
  • Racconta storie reali Condividi successi, sfide, dietro le quinte e momenti quotidiani
  • Interagisci attivamente Rispondi ai commenti, fai domande, diffondi sondaggi
  • Usa contenuti misti Alterna post personali, contenuti informativi e promozionali in modo equilibrato.
  • Integra il corporate branding Inserisci discreti riferimenti al tuo brand o ai prodotti nei contenuti personali, senza risultare promozionale
  • Sfrutta il networking Tagga collaboratori, clienti o partner per aumentare la visibilità e raggiungere nuovi potenziali follower

Due esperimenti facili da replicare

Un modo pratico per capire l’efficacia dei profili personali rispetto a quelli aziendali è fare due piccoli esperimenti replicabili su qualsiasi social network, da Facebook a LinkedIn, Instagram o TikTok.

Il primo è questo: crea un contenuto originale adatto alla piattaforma che vuoi testare, come un post, un carosello, un video o uno short clip e pubblicalo sia sul tuo profilo personale sia sul profilo aziendale o brand collegato. Ti suggerisco di adattare leggermente il contenuto tra profilo personale e pagina aziendale: modificare la didascalia, aggiungere un CTA diverso, cambiare il formato leggermente. Così mantieni coerenza tra i due account senza rischiare dei cali di engagement dovuti alla ripetitività per chi ti segue su entrambi.
Monitora l’engagement ricevuto nei giorni successivi, osservando like, commenti, condivisioni, visualizzazioni o salvataggi a seconda della piattaforma. Confrontando i risultati, è possibile notare come i contenuti pubblicati tramite profilo personale tendano ad ottenere più interazioni rispetto a quelli pubblicati da account aziendali.

In aggiunta, lo stesso tipo di analisi può essere fatto anche utilizzando lo stesso profilo, confrontando però contenuti diversi (secondo esperimento). Ad esempio, puoi pubblicare un post con foto personali o volti reali e un secondo post con infografiche, schemi o oggetti, senza persone. Monitorando le interazioni, come like, commenti, condivisioni o salvataggi, sarà possibile capire quanto i follower siano più coinvolti da contenuti che mostrano persone rispetto a contenuti più astratti o informativi. Questo permette di evidenziare concretamente l’importanza dello storytelling personale e della presenza umana per aumentare l’engagement sui social.

Anche i profili aziendali possono essere “umanizzati”. Ti spiego come nell’approfondimento “Umanizzare il brand: 4 tecniche per avvicinarsi alle persone”.

Se sul tuo profilo personale Instagram non riesci ad ottenere engagement, il problema potrebbe essere un altro: non hai i follower giusti! Per approfondire leggi l’articolo Scopri se hai i follower giusti con l’Instagram Engagement Rate